Grazie Bianchi

Ho iniziato queste poche righe, nel pomeriggio di venerdì 13 gennaio (poi ci ho messo un po’ a finirle…) , con l’intento di dire grazie a Bianchi, un’azienda storica, che per tre anni è stata al mio fianco. Poi mentre scrivevo mi sono accorto che è, o meglio, sarebbe stato il compleanno del Pirata lo stesso giorno, così… una coincidenza.

Sono cresciuto seguendo il ciclismo in TV, il Giro e il Tour erano un appuntamento fisso, avevo poco più di dieci anni qunado Indurain vestiva la sua prima maglia gialla. Vissi quegli anni in cui lo spagnolo dominava tutto con l’ingenuità di un ragazzino che si entusiasmava per le imprese sportive. Poi arrivò Pantani e fece la storia con lo spettacolo che regalava. Il ciclismo è passione. Io nuotavo, seguivo tutte le gare in vasca, ma il ciclismo in TV regalava emozioni differenti e mi appassionava tanto quanto lo sport che praticavo. Anche quando scoprivi che certe prestazioni erano falsate… resta sempre quell’aurea di mito e leggenda che vola su due ruote.

Quando ho iniziato a pedalare ho scoperto il mondo delle bici visto da dentro… fino ad allora ci capivo poco. Lo guardavo in TV. Fine. Mai mi sarei immaginato un giorno di toccare con mano quella storia e quella passione che percepivo attraverso lo schermo. Finchè i risultati nel triathlon mi hanno portato, un po’ alla volta, a ritrovarmi in aziende che hanno contribuito a scriverla insieme ai campioni.

Il luglio scorso attraversavo l’area expo all’Ironman Frankfurt due giorni prima della gara, a piedi, accompagnando la mia bici a mano. Mi ferma un signore e mi chiede di fare una foto. Dico ok, ma tra me e me penso “forse mi ha scambiato per uno forte e per di più tedesco?”. No, vuole fotografare la bici. “Beautiful bike, all Italian components”, mi dice con un forte accento tedesco. Ok, magari è un po’ esagerato il tizio, ma mi fa riflettere. In effetti la mia Aquila rappresentava un piccolo pezzo di storia in versione moderna. Una Bianchi con cambio e ruote Campagnolo.

Entrare in Bianchi è come vivere un pezzo di storia in diretta. Il corridoio che affianca le sale riunioni è adornato di cimeli che poche aziende del mondo bici possono vantare. E’ stato un onore e un privilegio poter vestire il celeste Bianchi. Girare per quegli uffici storici e incontrare “per sbaglio” Felice Gimondi che ti racconta la storia del ciclismo, lui che l’ha fatta, come se fosse una chiacchierata al bar con gli amici.

Dal 2017 non sarò più affiancato da Bianchi, l’azienda ha deciso di non continuare, per ora, ad investire nel triathlon, una delle poche storiche aziende italiane che lo stava facendo. Mi auguro che sia solo un momento di riflessione per loro e che serva a trovare la strada per diventare un brand importante anche nel nostro mondo. Io intanto cerco altre strade.

Grazie Bianchi!

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